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L’ultima vigna di Brunate

Claudio Boggione e la poesia: il Barolo Brunate

La storia dell’azienda agricola Boggione nasce a metà del secolo scorso, quando il nonno Antonio piantò i vigneti a metà del secolo scorso e iniziò a lavorarli per produrre vino. A lui successe lo zio Armando e, nel 2008, il nipote Claudio ne prese le redini con lo scopo non solo di imbottigliarlo, ma anche di etichettarlo e venderlo.

La scelta fu subito improntata verso la qualità. Per ottenerla Claudio, autentico Vigneron, scelse di passare ad una ragionata e rispettosa conduzione del terreno, abbracciando i dettami dei protocolli Green Experience.

Questi sono i principi che Claudio Boggione abbraccia nel proprio vigneto:

  • nessun uso di diserbi chimici e di insetticidi;
  • tutela della biodiversità all’interno del vigneto;
  • semina di piante e fiori tra i filari per arricchire di azoto il suolo e per creare l’ambiente ideale ad ospitare i naturali nemici dei parassiti;
  • uso di ferormoni per creare la confusione sessuale dei parassiti, così da impedirgli la riproduzione;
  • diffusione nel vigneto di insetti pronubi, cioè trasportatori di polline;
  • limitazione drastica dei trattamenti di rame e zolfo.

In un ambiente salubre, dove sono presenti e rispettate le biodiversità, le piante crescono rigogliose e producono uve sane. Quando in cantina arrivano grappoli perfetti dal punto di vista sanitario, il compito del vignaiolo diventa semplice: deve solo assistere ai processi di trasformazione dell’uva in mosto, del mosto in vino e del vino nel pregiato Barolo.

Claudio non ha segreti da custodire gelosamente, perché non aggiunge niente. La sua cantina è collocata accanto al vigneto ed è tanto piccola nelle dimensioni quanto semplice nella strumentazione. Più per ciò che vi si trova, brilla per ciò che nessuno troverà mai. Non troverete infatti il roto maceratore, non ci sono fusti di gomma arabica, di tannino liquido, di acido citrico, ma fermentini in acciaio inox, vasche in cemento e botti di rovere dalle grandi dimensioni. Alcune di rovere di Slavonia, altre di rovere francese. Tutto qui. Perché la sua famiglia lo ha sempre fatto così il vino, e lui continua a farlo nella stessa maniera.

Non per moda quindi, ma perché è l’unico modo in cui è capace di produrlo. La poesia è dentro ogni persona, ma solo il poeta la sa portare alla luce.

Insieme alla conoscenza, dai suoi avi ha ereditato anche l’altro valore aggiunto: il vigneto.

In un periodo dove si tende a sradicare quando le piante arrivano a 25/30 anni, perché riducono drasticamente la quantità prodotta, Claudio ha piante che sfiorano i 60 anni.

Per essere precisi, il 70% di tutta la vigna è stato messo a dimora nel 1960. Certo, producono sensibilmente meno che un tempo, ma un ceppo di 60 anni ha radici che affondano per decine di metri. La pianta vecchia ha tutta una serie di prerogative, che si sfaccettano in rivoli diversi, per poi confluire in un’unica sintesi: aumenta la qualità delle uve aumenta.

Ognuno fa le scelte che preferisce, ovviamente, in relazione al risultato che vuole ottenere.

Brunate è uno dei migliori cru di tutta la denominazione Barolo. Incastonato tra Boiolo a Nord, La Serra ad Ovest, Cerequio a Sud Ovest, Zonchetta a Sud e Crosia a Sud Est è di fatto una perla dal valore assoluto. L’ampiezza complessiva è di 28 ettari. Dal punto di vista amministrativo è una sottozona intercomunale. Infatti, la maggior parte dello stesso nel comune di La Morra, mentre la restante nel comune di Barolo. L’azienda agricola Claudio Boggione coltiva esclusivamente i due ettari di proprietà, nella parte bassa del Cru Brunate, dove la collina si allarga fino a diventare un piccolo “panettone”. Non avendo di fatto quasi nessun confinante, Claudio riesce a mantenere con semplicità la certificazione Green Experience.

Due ettari per produrre un solo vino.

Nemmeno il Langhe Nebbiolo.

Solo Barolo Brunate.

E che Barolo.

La Poesia.

Fabrizio Buoli

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Un pensiero su “L’ultima vigna di Brunate

  1. WOW grande Fabrizio, continua così.

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